foto comauComau ha partecipato con un proprio spazio espositivo, e con specifiche sessioni formative, all’ottava edizione di RomeCup, manifestazione multi-evento organizzata dalla Fondazione Mondo Digitale che si chiude oggi, venerdì 21 marzo, e che ha avuto il proprio cuore espositivo, e di incontro, negli spazi del tempio di Adriano, pieno centro storico di Roma. L’evento, giunto alla terza edizione a seguito della ratifica dell’Accordo di Rete tra istituzioni, scuole, università, aziende, centri di ricerca denominato “Rete multisettoriale di robotica educativa”, ha avuto come titolo “I robot che creano lavoro”.

Durante l’evento Comau ha dato il proprio contributo ad una serie di convegni con propri speech, ha presentato video e materiali delle proprie applicazioni industriali ed ha, inoltre, condotto un laboratorio dedicato al simulatore “RoboSim”, formando oltre 15 classi della scuola secondaria, per oltre 200 studenti ai primi rudimenti di programmazione e di simulazione del movimento di un robot.

«Comau è la conferma che la robotica è, con poche altre tecnologie innovative, una delle migliori opportunità di impiego per i giovani – afferma Alessio Cocchi, marketing manager Comau Robotics, presente in rappresentanza dell’azienda a RomeCup». E’ dunque vero che la robotica crea posti di lavoro. «La robotica, come correttamente riportato dai dati diffusi dalla Fondazione Mondo Digitale durante l’evento, è uno dei pochi settori in crescita, ma soprattutto è un ambito i cui sviluppi sono moltissimi». I robot, infatti, oltre agli impieghi classici in manifattura, che vedono Comau produttore nazionale leader, sono applicati anche all’ambito educativo, sociale e domestico. Il contro valore economico, su dati diffusi dalla International Federation of Robotics (IFR), è di 15 milioni di robot venduti entro il 2016 per 5,6 miliardi di dollari. Ecco come i robot creano il lavoro, ecco come la tecnologia e l’innovazione sono in grado di sostenere ripresa e crescita.

«Non sono tuttavia sufficienti i robot a generare lavoro e innovazione, se qualcuno non li sa far funzionare – continua Alessio Cocchi. L’Italia produce meno tecnici di quanto necessario ed è per questo che aziende come la nostra investono molto nella formazione delle nuove leve». Comau da molti anni è all’avanguardia nei progetti formativi, prima anche tra altre realtà europee, tedesche in primis, attraverso il master in Automazione Industriale, creato e gestito con il Politecnico di Torino e la partnership nel progetto “Rete Robotica a Scuola”.

Il master in collaborazione con il Politecnico, giunto alla terza edizione, vede iscrizioni da tutto il mondo, mentre le celle robotizzate installate nelle scuole, nell’ambito del progetto “Rete Robotica a Scuola”, hanno abbondantemente superato la ventina, con oltre 200 docenti formati e 3.500 studenti coinvolti nel programma formativo. «Il dato più interessante legato alla questione del lavoro, e a conferma di quanto diciamo, ovvero che i robot il lavoro lo creano – prosegue Cocchi – è che il 95% degli studenti che ha seguito un corso in robotica negli ultimi 2 anni ha trovato lavoro nei successivi 3 mesi. Lavoro con contratti a tempo indeterminato, oltretutto».

Medesime parole e valutazioni sono state espresse dal professor Enzo Marvaso, coordinatore nazionale della “Rete robotica a scuola”. Marvaso ha sottolineato come l’Italia non sia seconda a nesssuno nell’ambito della formazione in robotica per ogni livello scolastico e che semplicemente sia necessario insistere sui progetti di rete e di sensibilizzazione affinchè le potenzialità del settore siano completamente espresse, in termini di tecnici preparati e posti di lavoro assegnati.

«Se fossimo secondi ad altri Paesi o ad altre realtà –  conclude Alessio Cocchi – Comau non sarebbe stata scelta come azienda destinataria del progetto europeo su Robotica e Meccatronica, stabilito nel memorandum Italia/Germania dell’ottobre 2013 e, inoltre, non avrebbe cominciato il percorso di sperimentazione del modello duale tedesco con la Germania, avvenuto tramite accordo intergovernativo tra i due Ministeri dell’istruzione, italiano e tedesco»

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